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Alla scoperta di Oyster Technology
con Patrizia Conte

A tu per tu con la Founder della nuova società che punta a posizionarsi come hub tecnologico per le agenzie e i trading desk e abilitatore commerciale per gli editori

 

Patrizia Conte è diventata imprenditrice con il lancio di Oyster Technology.

La manager, dopo la sua ultima esperienza come Direttore Commerciale in SHAA, dove ha messo a disposizione la sua ventennale esperienza nel settore digitale forte delle competenze maturate in DoubleClick (ora Google), Cairo, Libero.it, Leonardo e Universal Music, da inizio giugno sta presentando al mercato i servizi della sua Oyster, abilitatore tecnologico totalmente indipendente, che si propone come anello di congiunzione tra le agenzie/trading desk e gli editori.

Scopriamo, nello specifico, cos’è Oyster e i dettagli della sua offerta dalle parole della Founder

Patrizia, cosa ti ha spinto a diventare imprenditrice?

Mi sentivo pronta per un’avventura tutta mia e volevo mettermi in gioco. La mia visione aziendale è cambiata nel tempo, e si è fatta sempre più pressante la voglia di ricoprire un ruolo imprenditoriale. Ho avuto la percezione che vi fossero delle opportunità da cogliere nella filiera del programmatico, e con Oyster il mio desiderio è quello di andare a colmare questo vuoto, aiutando tutti gli attori coinvolti nella pianificazione dei budget media. Da un lato le agenzie e le aziende investitrici, verso le quali Oyster Technology intende proporsi come interlocutore totalmente indipendente e come alleato per la gestione della modalità di acquisto degli spazi pubblicitari online in Automated Guaranteed. Dall’altro gli editori, che potranno usufruire di un intermediario in grado di semplificare i flussi e dare il giusto valore a spazi premium con prodotti premium.

Non sei però sola in questo progetto, anche se sei tu la mente e il volto di questa società…

Ho avuto la fortuna di trovare un partner di grande esperienza, investitore in start-up di successo, come Alberto Todeschini, che da subito si è mostrato entusiasta del progetto. Un imprenditore che vanta un’importante carriera in aziende del settore advertising quali Mediamond, Tiscali e Cia Medianetwork, e il fatto che abbia scelto di puntare sulla mia idea mi riempie d’orgoglio.

Quando è nata ufficialmente Oyster e come mai la scelta di questo nome?

Oyster Technology è nata ufficialmente a inizio giugno 2017. La scelta del nome è stata la prima vera sfida con cui mi sono confrontata. Oyster, ostrica in inglese, ha la caratteristica di avere un guscio estremamente duro e anti-estetico. Dà quindi l’idea di qualcosa di ostico da approcciare, un po’ come la tecnologia e il programmatic adv. Nonostante questo, però, è in grado di generare un oggetto estremamente prezioso, di grande valore, frutto di un complesso lavoro di diversi elementi: la perla. Ecco, io vorrei dare valore al lavoro di tutti gli attori della filiera per generare la perla del mercato digital adv.

Qual è il suo posizionamento?

Oyster è una società che punta a presentarsi al mercato come un hub tecnologico e un abilitatore, che si fonda su due pillar: uno è la tecnologia, totalmente sviluppata in casa, che è in grado di generare formati e prodotti adv e integrati nella filiera sia a monte (SSP)che a valle (DSP), piuttosto che con DMP e piattaforme di terze parti. L’altro è il marketplace di editori premium con posizioni premium, modello su cui punto per offrire un’offerta che si differenzi per qualità rispetto ad altri operatori e riconosca il giusto valore ai prodotti editoriali.

Di quello che ci hai presentato, qualcuno potrebbe dire: ce n’era proprio bisogno?

Sì, perché credo che nella filiera dell’advertising digitale vi siano delle sacche di inefficienza e perimetri non ben presidiati come per esempio le modalità di acquisto e vendita private deal e automated guaranteed. Un processo complesso da gestire per numero di interlocutori e molteplicità delle offerte. Oyster si propone, quindi, di semplificare i flussi operando come abilitatore tecnologico per le agenzie e come abilitatore commerciale per gli editori, attraverso l’utilizzo della tecnologia che permetterà di deliverare formati impattanti, premium, ricercati e ingaggianti, in una serie di posizioni determinate su un network di editori molto premium.

Come si caratterizza l’offerta di Oyster Technology?

Vorremmo nello specifico arrivare a catturare l’attenzione dei principali buyer con un catalogo di prodotti e formati unici Oyster, sviluppati internamente, pianificabili su un marketplace selezionato di editori e che siano altamente ingaggianti. Seguiremo sin da subito le linee guida stabilite dalla Coalition for Better Ads e gli standard IAB implementati in USA per essere quanto più contemporanei possibili. È bene specificare però che Oyster non intende posizionarsi sul mercato come concessionaria.

Infine, quali saranno i prossimi passi della società?

Stiamo lavorando a contatto con le agenzie per soddisfare le loro esigenze e quelle dei loro clienti e, contemporaneamente, stiamo circoscrivendo il marketplace. Sono già pronti i primi formati e prodotti ingaggianti e interattivi tra cui quello che in fase beta è stato da noi battezzato FloorX, ma che potrebbe – nella fase di rilascio – avere nel nome qualche richiamo esplicito a Oyster. Si tratta di una strip totalmente responsiva e cross-device, dove in espansione appare un contenuto che potrà essere video o immagine, statico o interattivo.

Uno degli obiettivi di Oyster è quello di creare dei prodotti editabili attraverso la propria console, customizzabili in tempo reale. Prima dell’estate puntiamo a lanciare un secondo prodotto totalmente nativo, sempre con una logica che punta a non moltiplicare gli spazi adv già esistenti ma utilizzando e ottimizzando quelli già presenti e offrendo la possibilità agli inserzionisti di inserire in quello spazio qualcosa di valore e di ingaggiante al posto di una immagine statica.

Fonte: engage.it
articolo di Teresa Nappi 07 lugli
o 2017